Il Giardino ha parlato del fatto che occorre implementare la delibera del Comune di 11K, successiva al sopralluogo della Napoli Servizi, per ripristinare parzialmente il tetto già oggetto di infiltrazioni, sollecitando l’assessorato al patrimonio e coinvolgendo la Consulta. Detta delibera è stata già recepita dall’Osservatorio, e già sciolto il nodo per cui si vorrebbe la gestione e la manutenzione demandata al Comune solo previe convenzioni (atto di diritto privato e quindi impossibile da esercitare per un bene comune). Si propone una riunione ad hoc con l’Osservatorio per martedì prossimo alle 19:00.

Si prosegue ribadendo la difficoltà di alcuni spazi a ripartire e rinnovando l’intento di coniugare l’accoglienza della compartecipazione anche per fini di socialità con quella della sicurezza. Si tratta della necessità di un circuito mercatale alternativo che sia virtuoso e abbia al suo epicentro le relazioni.
Si tratta il tema del passaggio di consegne della redazione. L’idea è che ciascun bene si occupi della produzione di contenuti che lo riguardano, della calendarizzazione dei propri eventi, di pubblicare alcuni passaggi di libri da condividere con tutta la rete dei beni comuni napoletani e, infine, una cronistoria, corredata di foto, per tracciare il percorso storico di ciascun bene comune.

C’è chi sollecita gli spazi ad autogestirsi autonomamente sul sito, ispirandosi ai principi della dichiarazione d’uso dell’Asilo: la redazione, in modo trasversale ai singoli beni comuni, potrebbe suddividersi intorno a sfere di interesse che ricalcano gli ambiti e i i tavoli tematici. Facendo riferimento ai beni comuni stessi, quindi, si potrebbe determinare una policy che faccia pervenire a una gestione dei profili redazionali condivisa e stilare un piano editoriale sostenibili. Insomma, ambiti e tavoli divisi per interesse per portare avanti una politica culturale di interesse comune, valorizzando gli specialisti dei diversi ambiti culturali degli spazi comuni con incontri da fare una volta al mese, o ogni mese e mezzo.

C’è chi preme per distinguere fra la redazione e la promozione dei singoli eventi e si torna a sottolineare come sia preponderante la parte di testi giuridico-normativi sul sito a discapito d’una narrazione ridotta delle pratiche, da cui, in realtà, nasce e ha origine ogni sperimentazione che poi sfocia nella norma.
A ciò qualcuno risponde che non c’è dicotomia fra accademia e non, e si propone di far interviste a coloro che altrimenti non farebbero emergere la propria voce, o ricorrendo a nuove forme inventate di narrazione, come dei video di restituzione degli attraversamenti collezionate durante la pandemia, quando gli incontri reali erano a scartamento ridotto e di cui, in questo modo, sono state comunque raccolte testimonianze tracciabili per dar loro la visibilità altrimenti negata.
In sintesi, la proposta è:
- Non fissarsi sul formato
- Essere facilitatori del coinvolgimento di altri nella redazione (così come si fa nell’assemblea)
Per qualcun altro, il compito della redazione è trovare le aree di debolezza e sollecitarle a rinforzarsi. Nei beni comuni facciamo tante cose di cui non ci rendiamo conto. Quel che dobbiamo chiederci è cosa significano i beni comuni per i c.d. marginali?

Qualcun altro ribadisce la necessità di dividere la redazione in tavoli tematici in base alla propria sensibilità.
Altri fanno notare che il vero problema è che il sito non è ancora riconosciuto dai beni comuni stessi come uno strumento utile.
Qualcuno confessa d’essersi perso la parte iniziale della costruzione del sito e che tutti noi nei beni comuni stiamo scontando un abbassamento di partecipazione dopo quest’anno, quindi altre cose nuove s’aggiungono. Del sito ora c’è bisogno, ma anche necessità. Non c’è cura, però. E come si decide a cosa dedicare il proprio tempo? C’è chi crede ancora in questa sperimentazione politica e nella necessità d’un apparato teorico e d’informazione. Infine, la reale questione è come fare a essere attrattivi se lo si è ma non dichiarandolo?

Il sito dev’essere il portato di un qualcosa. Un’altra proposta è che ci sia un referente di ogni bene comune in redazione. Così facendo ci sarebbe sempre un soggetto rappresentativo che riporta e che si fa propulsore di iniziative.
Va tenuto presente che se ciascun bene comune ha la propria pagina facebook, un sito è ben diverso. Dovrebbe essere uno spazio di condivisione che argini la solitudine dei connessi.

Il rischio, altrimenti, è che abbiamo fatto tanti sforzi e dibattimenti pubblici per i beni comuni e poi ci riduciamo a leoni da tastiera che rispondono alle provocazioni sui social.
Una proposta da chi fa parte di Remix the commons (già inseriti nel common camp) è far emergere il sito nella rete urbana dei beni comuni entrando in sinergia con altri siti (in inglese) per i quali è previsto anche un budget per la redazione tecnica.

Infine, si avanza la proposta di una due giorni tematica, in autunno, su tutti i beni comuni, che, con la scusante della presentazione e riprogettazione condivisa del sito, incentivi a risignificarlo e a confrontarsi sulle pratiche che abbiamo in comune per poter esportare un passaggio virtuoso di competenze e agire con maggiore sintonia.
Prossima riunione di redazione fissata fra due martedì allo Scugnizzo (in attesa di conferma di disponibilità).