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Creare comunità contro il distanziamento sociale: L’esperimento de La Tela

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  1. Genesi de La Tela.

 Il dilagare della pandemia ha avuto un impatto sconvolgente sulle attività ordinarie, e non, della comunità che anima il bene comune Ex Asilo Filangieri. Molte persone si sono trovate a fronteggiare uno sconvolgimento del loro modus vivendi che, nella loro generazione, non aveva precedenti. Il bene comune ha smesso di esistere come luogo fisico ma ha continuato a sopravvivere come luogo di incontro, passando nel virtuale. All’isolamento dettato dal distanziamento sociale si è risposto cercandosi e sforzandosi di sentirsi, insieme, nella rarefazione fisica, comunque vicini.

Nasce il gruppo di lavoro “arti virali” (www.exasilofilangieri.it/arti-virali): come atto di resistenza all’isolamento, dalle persone che abitavano l’Asilo, rimaste prive di spazio in cui ritrovarsi, ragionare e creare, e da chi si è lasciato contagiare dal processo creativo, aperto a tutti le e gli addetti ai lavori, alle lavoratrici e ai lavoratori dello spettacolo e dell’immateriale, agli animatori culturali, ai volontari, agli attivisti e a tutti coloro che sentivano il bisogno di impiegare, in un progetto collettivo, il tempo liberato dal lavoro in smart working, dal lavoro vaporizzato, dalle relazioni sottratte alla presenza. La prima domanda che ha animato le riunioni iniziali verteva sull’opportunità o meno di fare cultura, specialmente da parte di chi lavora tutto l’anno nel settore. La maggior parte, però, sentiva la responsabilità di non sottrarsi al compito di autonarrare i tempi che si era trovata a vivere, e di tenere viva la fiamma della cultura, specialmente in un momento di “buio e deserto”, per non far sentire la cittadinanza ancora più sola e allo sbando. La questione da porsi è stata come potere, nell’assenza di ogni possibilità di presenza, portare avanti una qualsiasi produzione artistica con, in più, le caratteristiche che da sempre contraddistinguono la pratica dell’Asilo.

Il gruppo de La Tela si è posto prima il problema della modalità e di come riuscire a far interagire arti differenti, insieme. Le riunioni si svolgevano mutuando il modo consueto dell’Asilo: partecipazione libera, senza direzione artistica, in assenza di gerarchie e quindi in totale orizzontalità, in un confronto costruttivo e aperto fra pari. La domanda urgente posta dai tempi era se ci fosse ancora un modo per mantenere lo spirito comunitario durante il lockdown? Dopo alcune sessioni, si è compreso che il modo migliore per contenere questo bisogno di produzione artistica così varia e polifonica, era quello di creare uno spazio web.

Nasce così, durante la quarantena come atto di resistenza civile all’isolamento, un luogo popolato da musica, video, voci, parole, immagini in cui è consentito a tutti, indipendentemente dalla loro distanza fisica, di incontrarsi, interagire e creare insieme, fronteggiando, un po’ meno soli, l’apatia e l’incertezza del tempo dell’isolamento. Il desiderio, proprio dell’Asilo, di un’azione collettiva che trascendesse il contributo singolo, mosso dall’urgenza di prendere parola in quel momento, si è trasferito on line, offrendo accoglienza a tutte quelle persone hanno provato a immaginare percorsi diversi dagli abituali, approfittando di un nuovo tempo, divenuto improvvisamente lento.

  1. La Tela “spiegata”.

Tramite assemblee e un confronto continuo, questo esperimento si sarebbe arricchito, strada facendo, di caratteristiche e principi, mai fissi e indiscutibili, che avrebbero finito per darle una propria identità, nascendo prima dalla pratica poi la definizione teorica. 

  • Opera aperta, quasi spalancata

La Tela è caratterizzata dalla tendenza continua all’inclusione e alla contaminazione, non solamente da parte di chi la attraversi ed esplori come soggetto fruitore, ma anche da parte delle artiste e degli artisti che offrono il loro contributo, ben sapendo che questo si troverà a interagire con quello altrui, tramite un’interazione voluta e cercata, offerta dal mezzo virtuale, e spesso tramite un sistema imprevedibile e randomico che fa dell’imprevedibilità e della casualità la sua cifra stilistica, per garantire, quanto più possibile, l’assoluta mancanza di una direzione artistica, o di qualsiasi altra forma di accentramento decisionale che riconosca la superiorità artistica o di giudizio di qualcuno a discapito di qualcun altro, in netta controtendenza al circuito esterno dell’arte contro il quale è precisa intenzione schierarsi contro e offrirsi come alternativa alterativa. La Tela così è diventata un esperimento per dare forma a una mega composizione (o non-composizione) in cui niente è determinato, definito, dove nulla è premesso e ogni errore viene accolto per diventare una possibilità.

  • Arte “randomica”

Ne La Tela la casualità è uno dei principi guida e l’errore è accolto come una possibilità. Per questo, si trova a essere un’opera in continua e costante evoluzione, come un cantiere sempre aperto, o una tela, appunto, sopra la quale sia sempre possibile, per chiunque, aggiungere ulteriori segni, tramite una serie di chiamate alle arti interdipendenti e derivate. 

  • Arte derivata

La sperimentazione della Tela mira a superare la nozione di arte come espressione del genio creativo, con i suoi imperativi di originalità, individualità e riconoscibilità. Un’opera in cui l’individualità è disponibile a dissolversi, trovando nuovo senso nella natura politica dell’azione collettiva. La Tela è un’opera derivata, nel senso che è realizzata necessariamente da lavori già esistenti, con cui interagire, ammettendo e accogliendo, al suo interno, opere altrui, che vengano rielaborate, ibridate, fagocitate, rielaborate, poiché qualsiasi opera d’arte, se collettiva e inclusiva, deve necessariamente essere frutto della cooperazione e non dalla competizione fra due o più artisti e le loro forme d’arte.

  • Arte inter- e non indi-pendente dall’altr*

Secondo la comunità e il genio collettivo dietro la Tela, infatti, di questi tempi non basta più che l’arte sia indipendente, ma è piuttosto indispensabile che sia interdipendente, ovvero scaturita dalle relazioni. Non trova quindi posto, sulla Tela, alcuna gerarchia o autorialità a cui assoggettarsi, anzi la tendenza è essere quanto più inclusiv* e arrivare a far nascere una comunità artistica orizzontale. È su questo piano che si è provato a intrecciare il percorso politico e relazionale con la sperimentazione artistica. Arte interdipendente significa avere sempre presente l’alterità culturale dell’altro e respingere anche solo l’idea di un’arte individualistica. La Tela vuol essere il frutto dell’interconnessione fra mondi che non sempre, o con difficoltà, dialogano fra loro, disabituati come sono dal paradigma economico, e non solo, anche antropologico, che preferisce che ciascun individuo si consideri una monade separata. La Tela prova a recuperare, quindi, l’importanza centrale, nella produzione artistica e non solo, delle relazioni, rivestendole di un altissimo valore di preminenza politica, in base al quale ogni forma di reale benessere è tale solo se condiviso, compartito insieme all’altro che, proprio per la sua natura, è capace, grazie al suo incontrarsi e connettersi, di restituirci quella parte di senso di cui, sulla torre eburnea sopra la quale saremmo arroccati in quanto geni individuali, saremmo altrimenti privati.

  1. Composizione dell’atto creativo: chiamate alle arti e assemblee on line

La c.d. chiamata alle arti, infatti, non è altro che la riproposizione, in chiave artistica, dello strumento della open call for vacancies, riattata come la modalità con cui si estende l’invito a tutti a poter partecipare, offrendo un contributo tramite lo strumento della call, è sempre aperta per nutrire costantemente la riflessione collettiva e rispecchiare il presente in continuo cambiamento, sforzandosi di garantire un turn over continuo di talenti, che scoraggi qualsiasi cristallizzazione o velleità di compiutezza che potrebbero rendere meno inclusivo il processo creativo e inibire l’aggiunta costante di nuovi contributi con i quali ibridare i vecchi e che siano motivo e occasione di nuovi incontri. Dare il proprio contributo alla Tela, infatti, significa essere disponibili a considerare la propria proposta come punto di partenza, e mai già punto d’arrivo, per un’azione condivisa: in tal senso nessuno dei contenuti della Tela è chiuso, bensì pronto a ibridarsi; ed è perciò che molte opere sono volutamente non-finite, essendo predisposte a incontrare nuovi linguaggi.

L’articolo è tratto da una rielaborazione di “Making community against social distancing: a self-narrative inquiry of ‘La Tela’”, di Roberto Cirillo e Martina Locorotondo, in corso di pubblicazione all’interno del progetto Cultural and Creative Spaces and Cities.