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Sonorizzare tempi incerti: Collettivizzare la ricerca di musica altra

Fine maggio ’21 a Napoli. Terza settimana consecutiva di zona giallo paglierino in Campania. Eppure ancora si sogna a vista. Si susseguono le giornate di vaccinazioni di massa e sta cominciando a esser chiamata la classe dei quarantenni a quello che si può considerare il ricordo di un futuro rito collettivo. Bene, male, non importa. I beni comuni vivono un momento di disorientamento. Lo percepiamo quando ci incontriamo. Alcuni sono ripartiti meglio di altri. Altri ancora stanno cercando di reinventarsi una nuova utopia possibile, nient’affatto convinti che quella elaborata in precedenza vada proseguita come se nulla fosse cambiato. La normalità non ci piaceva. Spiazzati da quello che la pandemia ha provocato nelle relazioni – il vero grande bene comune che non sapevamo di realizzare tramite i nostri singoli beni comuni – ci chiediamo qual è il nuovo modo per sognare un nuovo mondo, tutt* insieme. Un nuovo mondo forse è persino più impossibile di prima, ma ancora più necessario, come ha detto qualcun altro. E allora?

Le realtà si raccolgono insieme, si chiamano, si riconoscono, si uniscono, in tempi di separatezza universale, digitale e sociale, si stringono, si cercano, si trovano, forse perfino come mai prima d’ora.

I/O (In/Out) è un collettivo di divulgazione sonora, uno spazio fisico permanente, nato dall’esigenza di creare un punto di riferimento per il dibattito, la produzione, l’esecuzione dal vivo e la formazione della sperimentazione, delle tecniche musicali, della ricerca sonora e delle musiche altre.

I/O è un collettivo di musicisti in cui ciascuno apporta le diverse competenze finalizzandole alla diffusione di generi musicali specifici, con particolare riferimento alle arti elettroacustiche, salutate come collante interdisciplinare e linguaggio universale con valori, riferimenti e metodi anche scientifici.

L’INPUT è il luogo fisico, l’agorà, il centro del confronto, dello stimolo artistico, dello sviluppo di relazioni interpersonali, di scambio di idee, di esperienze e di conoscenze. Nel caso specifico, è Villa Medusa. L’OUTPUT è il risultato, il prodotto del confronto e della collaborazione, la realizzazione di idee e progetti, la crescita artistica individuale e collettiva, la diffusione di una specifica cultura del suono, l’educazione all’ascolto.

I/O è sede di mostre/esposizioni, meeting e incontri, gruppi di ascolto, presentazioni di album/libri/dischi, approfondimenti sulle tecniche musicali, performance ed esibizioni live, workshop e laboratori.

I/O ha esordito il 21 maggio 2021, con un evento all’aperto, nel pieno rispetto delle norme Anti-Covid, rispettando, tassativamente, il tempo utile per consentire a tutt* un rientro in sicurezza entro il coprifuoco. Il primo appuntamento è stato con il concerto di Meta/Data + CRSCNZ & Bruno Giordano. Il secondo, il giorno dopo, ha visto sul palco della bellissima terrazza che dà sul mare di Bagnoli, salire i Plastic Penguin & Friends. Tanti gli altri appuntamenti a seguire (29 maggio: Retina.it – 05 giugno: Francesco Addati- 12 giugno: Alessandro Pascolo- 19 giugno: Giulio Aldinucci | Emanuele Errante- 26 giugno: Salvio Vassallo- 27 giugno: Channel E3), ma da rimarcare quello del 28 maggio prossimo, dove un percorso nato a Villa Medusa incrocerà la sua strada con un altro progetto di sperimentazione musicale, aperto e partecipato, nato in un altro bene comune (l’Asilo): Le cronache del suono sospeso.

Consistenti in una serie di call per musicisti/e, sound artist, filmaker, visual artist, video-maker e registi/e allo scopo di realizzare opere audiovisive, le cronache del suono sospeso sono nientepiù che degli incontri di improvvisazione fra arti differenti volte alla produzione di materiale audiovisivo per stimolare la reinterpretazione e risignificazione della performance che includano musica, testi, idee parole e testimonianze della pratica artistica e dell’esperienza di esistenza durante la pandemia. Come sempre, in assenza di una qualsiasi direzione artistica.

Una risposta, in qualche modo, all’esigenza di ricominciare a tessere relazioni fra gli artist* (anzi, estendendole), tornare al live, ma in sicurezza, e che nasce dal rifiuto, duro e reciso, ai concerti in streaming, liquidati come surrogati incapaci di restituire l’esperienza concertistica dal vivo. Se è impossibile prevedere come evolverà il modo di fruire la musica (e l’arte in generale), ciò che è certo è la necessità di ripensare i luoghi di condivisione, per non interrompere ma, anzi, moltiplicare i processi creativi.

Interessi comuni. Esigenze condivise. Percorsi fatti per incrociarsi. Lo spirito del tempo che si evolve e fa emergere nuove modalità di incontro. Il comune sentire di dover reagire e resistere insieme all’incertezza senza farsi abbattere. Il desiderio di reinventarsi senza rinunciare a picchiare duro su tastiere e dischi. Comunità che si espandono e diffondono nell’etere, diffondendo la loro stessa sensibilità, come la musica che compongono per scrollarsi di dosso lo scoramento che troppo facilmente afferra ognun* di noi di questi tempi. Specie quando ci si scopre soli e più vulnerabili.

I/O che incrocia i suoi passi con Le Cronache del Suono Sospeso. Villa Medusa che apre le sue porte all’Asilo. Includersi, allargarsi, compenetrarsi fino a confondersi, l’uno nell’altro, perché da una messa in crisi nascano nuovi valori nei quali potersi identificare e lasciarsi avvolgere, come il mare che si vede da sopra la terrazza, mentre il sole tramonta, e tutti siamo, nuovamente, un’unica, indistinguibile, onda di ombra e luce.